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Librizzi, Politica, S. Piero Patti

S. Piero Patti e Librizzi chiedono di entrare nel Parco dei Nebrodi. Strategia di sviluppo per il territorio o scelta “politica”?

Una veduta del lecceto acidofilo del Monte dei Saraceni, Librizzi

Una veduta del lecceto acidofilo del Monte dei Saraceni, Librizzi

La corsa per entrare a far parte del Parco dei Nebrodi contagia anche Librizzi e San Piero Patti i cui consigli comunali nei giorni scorsi hanno approvato definitivamente la richiesta di adesione da inoltrare all’Assessorato regionale al territorio e ambiente. I due comuni, che effettivamente hanno un patrimonio boschivo e naturalistico di tutto rispetto, vorrebbero così far rientrare all’interno del perimetro di tutela del parco alcune aree d’alta collina e montane in modo da innescare un processo di valorizzazione del territorio e al tempo stesso di sviluppo economico. Librizzi e S. Piero contribuirebbero, insieme ad una ventina di altri comuni, a ingrandire il parco regionale che attualmente è il più esteso di Sicilia, in vista della prossima candidatura a sito Unesco promossa dall’ente che ha sede a Sant’Agata Militello. Ma al di là degli annunci di circostanza e dei soliti riferimenti a sviluppo e livelli occupazionali c’è da chiedersi se effettivamente l’entrata di Librizzi e San Piero nel Parco dei Nebrodi equivarrà a un rilancio del territorio. Negli ultimi giorni, visti anche gli annunci dei vertici dell’ente regionale, è parso che l’ingresso dei nuovi comuni – votata in fretta e furia – rispondesse più a criteri politici e di quantità, del tipo: “più siamo nel parco, più risultati e riconoscimenti otterremo”. Librizzi e S. Piero con tutta la valle del Timeto, fanno parte integrante della dorsale dei Nebrodi, anzi ne costituiscono insieme a Montalbano la porzione più orientale e per questo motivo entrerebbero di diritto a fare parte del parco insieme al patrimonio boschivo e faunistico pienamente omogeneo rispetto a quello dei Nebrodi centrali e occidentali. Ma sampietrini e librizzesi in questi giorni si stanno chiedendo se effettivamente il Parco dei Nebrodi (con tutti i vincoli e i meccanismi che comporta) potrà tutelare il territorio ed essere attrattore di investimenti seri ed efficaci oppure se si tratterà solo di “concedere” una quota dei propri terreni per partecipare a un progetto di espansione di cui sono troppo vaghi sia i contorni che i possibili benefici. In ogni caso i due comuni con i propri tesori naturalistici arricchirebbero di molto l’offerta del parco. Librizzi, secondo la delibera votata in consiglio comunale, includerebbe nella perimetrazione della riserva i suoi boschi comunali, con le pinete di Portella Due Croci, Serro Urna, (con tanto di baite oggi in ristrutturazione e sentieri in selciato) il lecceto acidofilo di Monte dei Saraceni (ecosistema tra i più rari in Sicilia) e altre aree limitrofe per un totale di 215 ettari da inserire in zona A (di massima tutela), C e D. S. Piero Patti si propone di entrare nel parco, invece, con quasi 1500 ettari di aree boschive e pascoli tutti situati nella zona a sud del territorio comunale con apice nelle località di Monte Uomo Morto (1267 m.s.l.), Mastronapoli e Malicugni: luoghi di grande rilievo paesaggistico a cui si aggiunge la presenza su altre alture dei thòlos in pietra, ricoveri un tempo usati dai pastori, eredità delle antiche tecniche costruttive mediterranee. Queste sono le ricchezze che S. Piero e Librizzi porterebbero in dote con la speranza che il Parco dei Nebrodi sia quell’occasione in più per sfruttarle a pieno.

Salvatore Pantano

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Informazioni su Salvatore Pantano

Giornalista e studente di lettere moderne. Lavoro nella redazione dell'emittente messinese OndaTV dove mi occupo prevalentemente di cronaca, politica, cultura ed eventi. Collaboro con il quotidiano Gazzetta del Sud e altri periodici locali. Blogger per passione dai tempi del liceo.

Discussione

Un pensiero su “S. Piero Patti e Librizzi chiedono di entrare nel Parco dei Nebrodi. Strategia di sviluppo per il territorio o scelta “politica”?

  1. Sulla nostra lecceta, sull’ambiente naturalistico dei nostri monti potrebbe dire molto il prof. Lorenzo Gianguzzi, botanico dell’Università di Palermo, che ben conosce l’area. Io ho avuto il grande piacere di vederlo all’opera proprio sui nostri monti. Anche nella biblioteca “Giovanni Aldo Genta” di Librizzi c’è un suo volume che parla anche di un itinerario alla lecceta. Il rischio è che questi progetti vengano realizzati sottovalutando le reali potenzialità del territorio, che solo esperti e specialisti di varie branche possono valorizzare… A chi non c’è mai stato, consiglio vivamente un’escursione a Monte Saraceno!

    Pubblicato da melo | 13 gennaio 2014, 20:27

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