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Cultura

Patti | Febronia: la santa dei misteri

 

Storia e Leggenda sono il più delle volte inconciliabili e questo lo sanno bene i pattesi che ormai da tempo vedono continuamente rimessa in discussione o addirittura sconfessata la “biografia” della loro amata patrona nonché concittadina Santa Febronia. In questi casi, si sa, la fede sovrasta, è di molto, la ricerca storica ma se da un lato questo può far piacere vista la mancanza di religiosità dei giorni nostri, dall’altro non ci si può lasciare trascinare da un bigottismo che offende l’intelligenza umana e, perché no, anche divina.

Sono tanti i dubbi, tante le incertezze e i buchi neri nell’agiografia della santa di Patti che nasconde un carattere ambiguo anche nel suo doppio nome: mentre, infatti, i pattesi la chiamano Febronia, gli abitanti di Minori, cittadina della costiera Amalfitana, venerano la stessa santa con il nome di Trofimena. Ma qual è il filo rosso che lega queste due cittadine? Secondo la leggenda tramandata nei secoli tra i fedeli, Febronia, bellissima giovane figlia di un benestante pattese di religione pagana, si converte al cristianesimo ricevendo il battesimo dalle mani di S. Agatone in un luogo emblematico detto Acquasanta, ancora oggi molto conosciuto dagli abitanti di Patti e dei paesi limitrofi. Febronia in breve tempo assurge alla piena fede nel nuovo Dio e decide di vivere casta e di dedicarsi unicamente alla preghiera e alla meditazione. Il padre non tollera la decisione della giovane poiché per lei aveva già previsto un futuro da moglie al fianco di un giovane distinto e nobile. Febronia resiste alle lusinghe e in seguito alle minacce del padre ed è costretta a rifugiarsi più volte presso il Monte di Giove, dove oggi sorge la nota contrada marittima di Mongiove. Nell’ultimo disperato tentativo di evitare l’ira del padre la giovinetta si getta in mare riuscendo a raggiungere la sponda al di là del monte. Tuttavia sarà lo stesso catturata dal genitore che accecato dal rancore infierirà su di lei fino ad ucciderla. Siamo nel IV d.C. sotto l’impero di Diocleziano ed è ancora molto forte l’odio nei confronti dei cristiani. La leggenda prosegue dicendo che il corpo di Febronia trasportato prodigiosamente dai flutti (o da alcuni cristiani) dalla costa pattese arriverà fino in Campania, ed esattamente in un piccolo borgo di pescatori chiamato Minori. Qui dopo anni di oblio l’urna che custodiva la santa viene ritrovata da una lavandaia sulla spiaggia ed in seguito i minoritari riconoscono in quelle spoglie la vergine Trofimena. Il culto diviene tanto importante da indurre la città di Minori a costruire una chiesa in onore della vergine che diventa così la santa patrona della cittadina. Fin qui la leggenda.  Ma che relazione può esserci tra questa sequenza di fatti e la realtà storica? Secondo gli studiosi nessuna, o meglio, non vi sono fonti e dati certi che possano provare l’esistenza di una santa nata, vissuta e martirizzata a Patti col nome di Febronia.

Gli studiosi, con a capo il più grande agiologo vivente, Réginald Grégoire, sono convinti che in realtà di S. Febronia ne sia esistita soltanto una, nata intorno alla fine del III secolo in Mesopotamia e precisamente a Sibapoli Nisibi (odierna Nusaybin al confine tra la Turchia e la Siria). Quest’ultima, orfana a soli due anni, crebbe sotto le cure della zia e di una religiosa di nome Tomaide, in seno a una di quelle prime forme di vita comunitaria sperimentate in Oriente. Anche questa Febronia conduce una vita fatta di castità e preghiera e anche lei subisce il martirio proprio durante le persecuzioni contro i cristiani perpetrate dai soldati dell’imperatore Diocleziano. Di questa storia esiste una vera e propria tradizione scritta testimoniata da diversi codici sparsi in mezza Europa. Negli scritti, esistenti in diverse varianti ma tutti derivanti da una stessa fonte, si apprende che a redigere la Passio Febroniae sia stata Tomaide, la consorella della santa. A sostegno della tesi di Grégoire da tempo si è schierato anche lo studioso Paolo Chiesa, che in passato si è occupato delle varie versioni latine dalla Passio Febroniae.  In definitiva questi autorevoli esperti concordano sull’esclusiva esistenza della santa di Nisibi e giustificano la presenza di una santa omonima proprio a Patti dicendo che questa è solo un’influenza del grande culto riservato alla Febronia siriaca intorno al VII secolo quando l’imperatore bizantino Eraclio aveva una figlia che portava questo nome. Casualità? Chi può mai dirlo? Certo è che, nonostante gli studi e le ricerche continuino a far scoprire verità stravolgenti e forse scomode, la fede vince tutto. D’altronde bella e commovente è la storia dell’incantevole giovane che sceglie Dio al posto della vita, e poco importa se S. Febronia sia nata a Patti o in Mesopotamia: i pattesi sempre con la stessa devozione continuano a pregarla e ad onorarla.

Salvatore Pantano

(da Hermes, percorsi culturali, turistici, enogastronomici della Provincia di Messina, n. 14 – marzo 2009)

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